Navigare durante un temporale

17:31



"Noi che non fummo sconfitti solo perché continuammo a tentare."
Thomas Stearns Eliot

Uno dei momenti più adrenalinici in barca è quello in cui si naviga vicino ad una perturbazione atmosferica. Questa condizione rende il panorama molto suggestivo, di gran lunga più interessante della cosiddetta calma piatta ma allo stesso tempo, la gestione della navigazione diventa molto più  difficile. Quando si scorge questa formazione nuvolosa via radar o semplicemente attraverso l'osservazione in lontananza, bisogna cercare di cambiare rotta il più velocemente possibile per evitare la zona circoscritta dal temporale. Facile a dirsi, meno a farsi. Il meteo a volte è davvero imprevedibile, così come il mare. 


L'arrivo della pioggia o la sua presenza in lontananza è spesso percepibile anche senza tecnologia. Le variazioni di temperatura, e la percezione dell'umidità sono fattori che aiutano a capire cosa stia succedendo in lontananza. Inoltre, la pioggia condiziona la velocità del vento. Quando si trascorre molto tempo in barca, questi elementi diventano più riconoscibili a livello percettivo. Il corpo diventa più sensibile, sviluppa un'attenzione maggiore verso dettagli di cui magari a terra, non si sarebbe reso conto.


Navigare vuol dire prima di tutto connettersi alla natura. La tecnologia può essere utile fino ad un certo punto. I veri amanti del mare sanno riconoscere sulla propria pelle le evoluzioni dell'ambiente in cui si naviga. Inoltre, in mare, non si è mai abbastanza esperti. Ecco perché bisogna affidarsi a più elementi per riuscire a gestire la navigazione, specie in condizioni più difficili. 


Io trovo meraviglioso il cielo durante i temporali. Si carica di colori intensi e le nuvole sembrano avvolgerti quando passi al di sotto. Ci si sente vulnerabili su questo corpo mobile che è la barca, in balia del vento e delle onde. Queste foto sono state scattate in Thailandia, durante una settimana in cui la pioggia ci ha accompagnato per giorni e giorni, mentre navigavamo verso nord con il catamarano su cui lavoravo. 

Parlando di temporali durante la navigazione ci si potrebbe chiedere: "Perché l'uomo è disposto a sottoporsi alle bizze del mare e della natura pur di navigare?"
Io penso per amore della solitudine salmastra che si respira lontano dalla costa. Durante certe condizioni climatiche si respira ancora più forte quella sensazione di essere al cospetto di qualcosa di più grande e potente. La propria vita diventa preziosa di fronte a quelle nuvole enormi col vento che agita le vele e avvolge ogni cosa. 

Ambrogio Fogar, uno dei più grandi navigatori, esploratori italiani diceva: 
"Nell’oceano [...] la solitudine diventava una compagnia." Come se là in mezzo qualcosa ti portasse a sviluppare un amore profondo per la propria inestimabile compagnia. 
Ho regalato uno dei libri di Ambrogio ad una persona speciale. Ne consiglio la lettura a tutti gli appassionati di avventure marine. 



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6 comments

  1. Affascinante.
    Non vado per mare, non nego che una gita me la farei. E magari ancora con temporali da affrontare, con l'aria che cambia. Amo queste cose, anche sulla terraferma.

    Moz-

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  2. Quanto mi piacerebbe perdermi così tra mare nuvole e tempesta con la mia assoluta incoscienza?....cautelativamente affondo il naso su questi racconti di vento e mi rifaccio gli occhi attraverso panorami fotografici che mi lasciano la chiara percezione dello sconfinamento vissuto

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  3. Per molti versi questo tuo raccontare il mare mi ha ricordato dei racconti di montagna... due mondi così diversi e così simili!

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