La Tomba dei Giganti Pascaredda, Calangianus

12:52


"E che cos'è questo cessare di respirare se non liberare il respiro dalle sue incessanti maree, 
di modo che esso possa infine elevarsi ed espandersi e spaziare senza più intralci alla ricerca di Dio? Solo se bevete al fiume del silenzio canterete veramente. 
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, è allora che comincerete a salire. 
E quando la terra reclamerà le vostre membra, allora danzerete veramente."
Kahlil Gibran, Il profeta, 1923


In ogni cultura, il concetto di morte tende a guadagnarsi un posto speciale all'interno del bagaglio di tradizioni, usi e costumi. Non vi è popolo che non abbia un qualche tipo di culto legato all'esistenza che si spegne o a ciò che ci attende quando il nostro cuore smette di battere. Per quanto la morte ci spaventi e l'idea di perdere qualcuno di caro susciti in noi un timore profondo, questo tema domina la nostra civiltà da millenni. E' indubbio che la vita, ossia il nostro patrimonio di esperienze fisiche e spirituali, marci inesorabile fino alla tappa finale, e questa contrapposizione, per quanto latente, tra il respirare e il cessare di respirare, resta un'idea persistente che ci accompagna durante il nostro cammino. Gli antichi sardi stessi, davano valore a questo momento della vita tanto drammatico quanto celebrativo. Le Tombe dei Giganti ne sono una testimonianza. Questi monumenti, risalenti all'età nuragica, sono costruzioni funerarie avvolte da un'affascinante simbolismo, spesso non decifrabile esattamente, visto che si tratterebbe di ricostruire una parte di storia risalente a 3500 anni fa circa. 


Quello che sappiamo di queste strutture è che si basano sulla costruzione di un'esedra, un semicerchio discendente che parte da una stele centrale maggiore, molto più alta, e che va a costituire così una sorta di piazzetta. Ricorda quasi una sorta di abbraccio, se ci pensiamo. L'abbraccio verso la vita che se ne va ma anche quello verso la vita che resta e che continua a vegliare chi non c'è più. La stele centrale inoltre, presenta una porticina, una sorta di "la falsa porta", così piccola da non permettere l'ingresso, e che rappresenta un punto di congiunzione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In questa zona, gli antichi usavano porre delle offerte per permettere ai cari defunti di affacciarsi nel mondo dei vivi di tanto in tanto. Queste tombe quindi, costituivano una sorta di flusso continuo tra generazioni; un rapporto con gli avi che non terminava con la loro morte, ma si evolveva in un metodo di comunicazione differente. Molte persone infatti, avevano l'abitudine di dormire di fronte alle tombe nei momenti confusi della propria esistenza. Quasi per trovare consiglio durante il sonno tramite la saggezza di chi non viveva più su questa terra. La morte era considerata un momento sacro. Il trapasso non era vissuto solo in maniera dolorosa ma veniva celebrato attraverso la costituzione di un luogo di culto in cui potersi recare per mantenere un continuum con l'aldilà. 


Queste tombe non contenevano giganti ma potevano arrivare a contenere moltissimi corpi. La parola "giganti" probabilmente fa riferimento alla caratura morale dei defunti. Inoltre, erano molto basse e forse la statura dei nostri avi era talmente piccola da permettere loro di poterci camminare senza problemi. Un'altra caratteristica è il fatto che queste strutture venivano costruite a diretto contatto con la terra, in uno stretto rapporto con la natura. Questo fatto le rendeva quindi dei catalizzatori di energia. A diretto contatto col suolo, essere sarebbero state in grado da infondere ai corpi ormai privi di vita, un'energia talmente forte da potergli permettere l'ascesa al cielo attraverso la forza della Madre Terra. Ancora oggi, questi luoghi sarebbero in grado di "guarire" le persone che entrano all'interno, attraverso la loro potente energia spirituale. Io mi sono seduta ll'interno e devo dire che si stava proprio bene lì dentro. Quindi, tentare non nuoce mai. Anche perché, a prescindere dalla veridicità di queste informazioni, si tratta di luoghi magici e esplorarli dal vivo, è sempre affascinante. 


Alcuni studiosi affermano che gli antichi sardi possedessero delle invidiabili nozioni astronomiche tali da permettergli di costruire le tombe seguendo precisi orientamenti stellari. Tutte le Tombe dei Giganti infatti, sono volte verso Mezzogiorno. La stele centrale costituirebbe poi, una sorta di rampa di lancio verso il cielo che porterebbe ancora una volta al significato di "innalzare l'anima verso l'alto", già visto con lo sfruttamento delle energie telluriche. La piazzetta di fronte alle tombe costituiva nell'antichità, il luogo adatto per svolgere rituali che connettessero la vita con la morte. La posizione favorevole infatti, permetteva un buon utilizzo delle energie spirituali per formulare richieste alle Divinità più alte. Viste dall'alto inoltre, queste strutture sembrano quasi rimandare all'utero materno, richiamando il concetto di rinascita, come se la morte non costituisse una fine, un termine ultimo, bensì un'evoluzione, una trasformazione, la vita che si erge a qualcosa di superiore e di sacro. Da qui, l'esigenza di onorare questo momento con la faticosa costruzione di un luogo di culto a cielo aperto, che riunisse in sé, le energie migliori. La Tomba presente in queste foto si trova a poca distanza da dove abito. Si tratta del sito di Pascaredda, situato tra Tempio Pausania e Calangianus e appartenente al territorio di quest'ultimo. 


Come ci si arriva? 
Sulla strada che congiunge Tempio Pausania a Calangianus vi sono diversi cartelli. Se venite da Tempio, trovate il bivio sulla destra, da Calangianus invece, sulla sinistra. Vi è uno spiazzo ampio in cui parcheggiare e da lì, le Tombe si raggiungono a piedi in poco tempo. La presenza di un ponte in legno per oltrepassare il piccolo fiume vi suggerirà che siete sulla buona strada. 


Gli antichi ci insegnano quindi il loro profondo rispetto per la vita umana e per il trapasso. Ci insegnano la volontà di celebrare questo passaggio come una possibilità di connessione con le energie migliori a disposizione e con un disegno superiore che non conosciamo ma che rispettiamo. A prescindere dal proprio credo, la morte può essere un momento di riflessione per ricongiungersi alla propria vita, ancora più profondamente e magari, con una saggezza maggiore.

“L’uomo non può possedere niente fintanto che ha paura della morte. 
Ma a colui che non la teme, appartiene tutto. 
Se non esistesse la sofferenza, l’uomo non conoscerebbe i suoi limiti, 
non conoscerebbe se stesso”.
Lev Tolstoj

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