"Ed eccomi seduto in cima al colle. Da quassù tutto sembra dolce e dolente. Ed eccomi ancora a ferirmi di tanta bellezza, quasi stordito, quasi annichilito. Che quest'immensità pare impossibile da raccontare: enormità contro pochezza. Sublime che colpisce al ventre e al petto. Spazio, spazio, spazio sotto al mio sguardo. Aspiro con le narici e mi pare che tutto quell'azzurro e quell'onda verde e quella sinuosità paglierina mi entrino in corpo e costruiscano versi. Parole come respiri e labbra che tremano appena accarezzate dai colori. Che questa terra è il mio penare e il mio gioire.
Insieme. E mi attrae e mi respinge. Insieme. E la maledico, la maledico poi l'adoro.
Donna crudele, madre avvolgente,amante esigente. Sterile e scomposta, buttata sul mare come una mondana fra le coltri. Galleggiante in mezzo al mare come un bastimento alla deriva. Terra come mare. Terra come mare limpido di smeraldo e tremolante d'oro. Imito il suo oscillare col busto come un folle ipnotizzato dalla scia spumosa che asseconda il fendente della carena e sia tentato di proiettarsi contro quel vuoto pieno. Farsi sostenere dal niente cromatico, sfuggire a quella stabilità basculante e affidarsi ai flutti. E il naufragar m'è dolce..."
Marcello Fois "Sempre caro"